Se ci vedessi, ci invidierei. Anzi, già lo faccio. Ci invidio immensamente. Perchè siamo belli, non c'è storia. Siamo belli così neri di raso e cotone e seta nascosta. Siamo belli, infinitamente, quando ci incontriamo e non ci abbracciamo, ci mettiamo l'uno di fronte all'altra - te, così alto, potresti mangiarmi - e restiamo in silenzio per dieci secondi - dieci, non un secondo in più, non uno in meno - così, in silenzio, a fissarci per un po'. A quel punto, decidiamo il da farsi, e giù elenchi di paventabili divertissments - mostre, cinema, biblioteche - che non fanno in tempo ad essere palesati e sono già sproloqui tappabuchi di quel tanto o poco d'imbarazzo che, svanendo immediatamente, arrossisce appena le guance e ci porta su questa o quella panchina.
Non avrei mai pensato che, ancora oggi, una panchina. Una panchina mai avrei pensato che.
Posate le borse a terra, incredibilmente noncuranti del terriccio, svolgiamo a modo nostro le nostre mansioni. Attendiamo il momento opportuno. Il momento in cui il crepuscolo ricorda lo screpitìo dei fornelli e delle lenzuola, a mamme e geniti, e li porta lontani da noi, al sicuro, al riparo dalla lussuria dello sfarfallìo di dita e mani e gemiti e lingue. E così via.
Incredibilmente abbraccio il vento, da dietro. M'arriva e mi si posa sul collo, senza che me ne renda conto. La notte, a volte, me lo ricordo, per quel vago dolore tra i capelli e la schiena. Il dolore delle nostre folate, i flauti traversi che non ci dividono. Li sfidiamo e li spezziamo e loro spezzano la schiena ma cosa importa io ti voglio e il dolore accresce il desiderio. M'accresci tutta, a dire il vero, amico mio. M'accresci la voglia di conoscere con te quanto possa essere bello e profumato, paradossalmente, il nostro talamo pieno di merda di cani.
E così, posati su qualche angolo della terra, continuiamo a stare, immobili, incapaci di fare altro finchè - un giorno, chissà quando - la faremo esplodere tutta questa supernova e ricevendoti e prendendomi appena dopo, come svegliati, ricominceremo il cammino, fermandoci di tanto in tanto sul ciglio di qualche strada.
Solo orizzonti, neanche troppo lontani.
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